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DOMANDE SUI MOMENTI

1. Questi due momenti funzionano per qualsiasi tipo di storia? 

Sì. Libri, film, serie, podcast, canzoni, teatro, videogiochi, social... Se racconta qualcosa, funzionano. La domanda "cosa mi ha fatto?" non dipende dal formato — dipende dall'esperienza che hai vissuto.

2. Devo rispondere a tutte e quattro le domande del Primo Momento? 

No. Ogni storia fa cose diverse. Alcune ti lasciano un'impronta visiva fortissima ma non ti aprono domande. Altre ti risuonano nel corpo ma non generano desiderio di condivisione. Non esiste una risposta giusta — esiste la tua risposta onesta. L'importante è osservare, non giudicare.

3. Posso usare questi strumenti con i miei figli o studenti? 

Assolutamente sì. Dopo un film, un libro, una canzone, prova a chiedere: "Cosa hai visto nella testa? Cosa hai sentito nel corpo? Ti è venuta voglia di raccontarlo a qualcuno?" Non chiedere "ti è piaciuto?" — chiedi "cosa ti ha fatto?" È una domanda che sposta tutto.

4. È un approccio scientifico? 

È basato su evidenze neuroscientifiche — su come funziona il cervello narrativo, studiato da ricercatori come Uri Hasson (Princeton) e Paul Zak (Claremont) — e su decenni di studi in psicologia della narrazione. Ma non è una formula matematica. È uno strumento di osservazione personale. Si affina con la pratica.

5. E se una storia mi fa bene ma tutti dicono che è brutta? 

I due momenti riguardano te, non il giudizio degli altri. Se una storia ti ha lasciato un'impronta visiva, ti ha fatto risuonare qualcosa nel corpo, ti ha aperto una domanda nuova o ti è venuta voglia di raccontarla — allora ha funzionato per te. La qualità estetica è un'altra questione — legittima, ma diversa. Le storie che nutrono non sono necessariamente le storie premiate.

6. Alcune storie mi fanno stare male. Possono comunque fare bene? 

Sì. Fare bene non significa fare stare bene. Una storia può farti attraversare paura, dolore, rabbia, disagio — e lasciarti qualcosa di prezioso. La differenza è tra "mi fa stare male e basta" e "mi fa attraversare qualcosa di difficile e ne esco con qualcosa in più". Le storie che ci aiutano col difficile sono spesso le più importanti.

7. Perché il desiderio di condividere è una delle quattro domande? 

Perché è il segnale più affidabile che una storia ha lasciato qualcosa di reale. Quando vuoi raccontare una scena, una frase, un'emozione a qualcuno — significa che è entrata dentro. Non tutte le storie coinvolgenti generano questo desiderio. Quelle che lo generano sono quelle che hanno davvero costruito qualcosa con te, non solo catturato la tua attenzione.

Hai altre domande? O vuoi capire come portare questo lavoro nella tua scuola?

La forza di una storia

non è in ciò che dice.
È in ciò che fa accadere.
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